Rasende Roboter
Anni fa Alex Randolf sviluppò un gioco molto particolare a metà tra un puzzle e un gioco da tavolo, il suo nome è Rasende Roboter ovvero robot rimbalzanti, chiunque lo conosce sa che è un gioco che crea forte dipendenza.
Qui in zona sono conosciuto come uno dei migliori giocatori, di conseguenza mi sono molto stupito quando sono entrato a contatto con un gruppo di giocatori assidui di Chieti/Pescara che mi hanno stracciato su tutta la linea, incredibilmente forti!
Per rispondere a questo smacco ho creato un programmino capace di farmi allenare da solo senza dovermi portare dietro il gioco ovunque, chiaramente questo programma non ha la velleità di sostituirsi al gioco ma di dare agli appassionati una possibilità di tenersi in forma.
Ecco il link al programma:
http://dl.dropbox.com/u/19644556/Game.exe
chiaramente essendo un eseguiblile sconosciuto a tutti gli antivirus potrebbero avvisarvi che non c’è da fidarsi, fidatevi invece è virus free!
se poi la casa produttrice che detiene i diritti del gioco si sentisse in alcun modo lesa da questa mia produzione è pregata di contattarmi, pararsi il culo è sempre cosa buona e giusta… ;-)
buon allenamento
Fede
I miei 50 centesimi sul Boardgame Design
Sono solo pochi mesi che ho cominciato ad interessarmi di boardgame design e a formulare giochi con un successo direi ancora mediocre, eppure ho avuto modo di fare delle riflessioni che si traducono in alcuni punti.
Cosa non fare! Ovvero il tempo perso cercando di costruire un edificio dal tetto.
- Non scrivere il regolamento
- Non spendere tempo e denaro in un prototipo bello da vedere
- Non andare nei dettagli del gioco prima di playtestare
Queste tre azioni sono solo una gran perdita di tempo se prima non playtesti la meccanica base del gioco, la cosa può sembrare ovvia ma non lo è.
Io sono partito con in mente un gioco e tutto filava liscio nella mia testa, mi sono convinto che le regole andassero bene e le ho scritte. Dopo la fatica fatta per scrivere buone regole volevo subito vedere il gioco realizzato e sono passato al prototipo. Solo dopo aver lavorato sul prototipo ho fatto provare il mio gioco splendido-splendente ad un mio amico per scoprire che metà dei soldi e del tempo investiti in prototipo e regole andavano buttati! Quindi? Quindi la cosa migliore che ho deciso di fare é schiarirmi le idee.
Questione di obiettivi
“Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare.”
Cercando di capire dove stavo navigando nel mio game designing mi sono chiesto quale fosse lo scopo di un gioco, qualsiasi gioco, e quale fosse di conseguenza lo scopo di chi ne disegna uno, sono arrivato a queste conclusioni, semplici e banali:
1. lo scopo ultimo di un gioco è divertire, dare piacere
2. ogni game designer ha lo scopo di far giocare i propri giochi
Idee opinabili ma utili a quello che sto per scrivere.
Target
Se lo scopo di un gioco è divertirsi il gioco deve essere divertente, ma divertente per chi? Definire con precisione il bersaglio di potenziali giocatori mi ha aiutato molto in quei momenti cruciali nei quali ho fatto scelte di campo come accogliere o meno una nuova meccanica all’interno del gioco o in che proporzione lasciare al caso certe dinamiche.
La miscela delle meccaniche
Una volta definita la nicchia di riferimento ho cercato la miscela delle meccaniche che fosse la vera anima del gioco. Ma in che modo mi dirigo verso una meccanica o una miscela di meccaniche?
La domanda che mi aiuta a trovare la miscela giusta è: cosa voglio che il giocatore provi? Possibili risposte sono infinite, tipo: Brain burning, Urgenza, Rischio, Controllo, Aggressività, Senso di completezza, Affiatamento e tante tante altre esperienze che il giocatore può vivere giocando, mi è bastato attingere alla mia personale seppur limitata esperienza di gioco per avere un carnet più che ampio. Una volta trovata la miscela di meccaniche che penso sia adatta per evocare le sensazioni che ho scelto passo alla parte pratica delle scelte delle meccaniche. Ma finché rimango nella teoria tutto funziona alla perfezione, quando passo alla pratica non funziona niente! Il motivo per cui ho scelto di non essere fedele ad una meccanica ma alla sensazione che il giocatore prova è perché questo mi consente di svincolarmi dalle meccaniche iniziali che non funzionano e adottare delle altre, anche suggerite da altri, senza sentire di star tradendo l’essenza del progetto.
Capire cosa sto descrivendo
Il mio passo successivo naturale è la fase di identificazione del tema, cioè mi chiedo: in quale tema questa miscela di meccaniche é più calzante? Il tema una volta scelto diventa una guida per me nella definizione dei dettagli delle meccaniche, o dell’introduzione di meccaniche complementari.
Fattore FUA
FUA é semplicemente l’acronimo di Facciamone Un Altra, il fattore FUA si trova in quei giochi dove finita la partita ne faresti subito un’altra, é testabile semplicemente se alla fine di un playtest il tuo gruppo ne vuole fare subito un altro.
Io mi sono imposto una semplice regoletta, se il gioco che ho sviluppato non ha il fattore Fua sto tradendo il mio scopo come game designer ovvero far giocare il più possibile il mio gioco, faccio un passo indietro e imbocco un’altra direzione di sviluppo. Un modo sicuro e relativamente semplice per mettere dosi di FUA nel gioco é assicurarsi di avere tanti modi per arrivare alla vittoria, ma c’è un rovescio ella medaglia: se da una parte tanti modi per vincere mi aiutano nel Fua dall’altra l’esperienza (limitata ma lucida) mi dice che poi sarò costretto ad una attenta analisi del bilanciamento del gioco. La cosa peggiore sarebbe non accorgermi che dei tanti modi per arrivare alla vittoria ce ne é uno più sicuro e veloce degli altri! Questo renderebbe il mio gioco un fuoco di paglia!
Fattore GEBE in aiuto al FUA
La frustrazione mi dispiace ammetterlo é un enorme alimentatore del FUA. Se la partita finisce dopo mezz’ora che un giocatore domina incontrastato il gioco c’è qualcosa che non va, gli altri giocatori al pensiero di rigiocare, per quanto sia stata eccitante la prima ora di gioco, ricorderanno solo quell’ultima mezzora di noia mortale. Se invece il giocatore di turno sta per diventare il mega-ricco, sburan, dreg, “vènz in cosa mè” (vinco tutto io) ed il giocatore di fianco gli chiude in faccia la partita giocando di velocità allora il FUA scatta in automatico! Da qui nasce GEBE (Game Ends Before Expected) ovvero il gioco che finisce proprio quando stavi per avere una situazione stabile, questo senso di incompletezza genera fortemente un fattore FUA
Play test
Tutto quello che ho raccontato fin ora da per scontato una cosa che è essenziale per la riuscita dello sviluppo di un gioco: il playtest.
Il playtest in realtà non è una fase del processo creativo, é semplicemente immanente nel processo creativo. Il playtest sta al game design come i numeri stanno alla matematica, é vero che esiste la matematica senza numeri ma è solo quando i numeri ti danno ragione che la tua teoria matematica acquista un senso! Ok l’esempio fa schifo ma é per dire che il playtest é la moneta corrente del game designer. Più lo fai e meglio é. Anche prima lo cominci a fare e meglio è. Se il playtest é così importante i playtester sono importantissimi, per la riuscita di un buon gioco è essenziale la costruzione di un gruppo di persone che vogliano giocare, divertirsi, collaborare. Bene dove li trovo? In realtà non credo che esistano persone così a priori, ma esistono gli amici e conoscenti i quali saranno collaborativi, pazienti, costruttivi se sapró creare il giusto clima per loro. Qual’é questo clima? In generale un clima di ascolto e rispetto delle loro idee, che spesso sono buonissime e ti pongono difronte al tuo gioco in una prospettiva diversa! I playtester sono oro per un game designer, la nascita di un buon gioco è la conseguenza della cura di un gruppo di playtester di alto livello.
Conclusioni
Per finire ti lascio con una provocazione: se mi immagino il mio futuro ideale vedo un gioco, il mio gioco, si proprio il mio, quello dove c’è scritto il mio nome sopra e che sono riuscito a pubblicare, quello che ha venduto più tutti e che mi ha reso famoso, ecco in realtà quel gioco non è mio!
Vabbè un po’ mio é, ma meno di quel che penso, soprattutto se ha avuto successo. Sì perché un gioco ha successo non solo se é divertente ma anche se risponde o anticipa lo spirito del momento, é il gioco giusto al momento giusto, per dirla alla Zoolander: “hansel, va un casino quest’anno, hansel!”. È la scena dei giocatori a fare del tuo gioco un successo accogliendo il tema e la miscela di meccaniche che lo compone. Vale quindi la pena spendere le ultime parole per darmi un consiglio: federico impara ad una annusare l’aria per sentire quale sarà il gioco di domani, gioca moltissimo a tutti i giochi possibili e di tieniti in contatto con gli altri designer per vivere lo spirito del gioco del tuo tempo!
Buon design a tutti.
Articolo a caso:
+ sai – spendi
Questo mese ho portato a galla una consapevolezza che viveva negli abissi della mia mente da tempo ma non aveva mai avuto lo spunto per ricevere attenzione:
Chi più sa meno spende.
Ti basta essere un esperto di un qualsiasi settore per renderti conto che le persone spendono soldi per acquistare dei benefici che potrebbero avere con una spesa molto inferiore o addirittura gratis.
Esempi:
- Prendiamo il settore maternità, noi abbiamo speso almeno il doppio di quello che avremmo potuto spendere se avessimo avuto a mano le informazioni che abbiamo ora, e pensare che siamo stati sotto la media di spesa italiana.
- Io ho lavorato in telefonia e so che tutti, dico tutti, spendono almeno un terzo in più per i servizi che usano! Ovvero nel mercato potrebbero spendere meno a parità di servizio.
- Programmazione, volevo realizzare un programma e mi hanno sparato gran prezzi, allora ho cercato e mi sono imbattuto in un programma pensato proprio per i miei scopi e pian pianino ho imparato la programmazione per oggetti, dopo molto studiare oggi sono nella sitiuazione di aver già creato un primo abbozzo del programma e di avere molte più conoscenze di programmazione di ieri!
- Nel mondo del diritto è lo stesso, dopo aver preso una multa ho studiato come riuscire a non pagarla e dopo aver contestato due tre imperfezioni al giudice di pace ecco che la multa mel’hanno tolta. Chissà un avvocato quante di queste cose riesce a fare!
Idem per tutti i campi in cui si spende qualcosa! Nel senso che più sai cose, più sei consapevole e meno hai bisogno di spendere.
Altri esempi non connessi con la mia esperienza diretta:
- Il mondo dei cosmetici è un esempio, la consapevolezza della propria bellezza è inversamente proporzionale alla spesa che fai per diventare bello.
- Chi conosce un po’ di alimentazione non spende in farmaci!
E posso andare avanti con tutte le materie della conoscenza, quindi che state a fare qui a leggere! andate ad informarvi su tutto, siate critici, domandatevi “chissà se c’è un modo per pagare meno o non pagare”, la crisi economica è solo un riflesso della crisi di conoscenza che attanaglia il genere umano!
Ora, qual è il più veloce mezzo di accesso alla conoscenza? … bravi avete capito!
Buonanavigaizone
Buonaconoscenza
Buonrisparmio
fede
da giocatore ad inventore!
é un po di tempo che mi sto appassionando ai giochi da tavolo così ho partecipato ad un concorso per inventori di giochi, ecco le regole del concorso:
in occasione del festival “Tutto è Numero” di Caldé (28-31 luglio 2011), è bandito un cimento per la creazione di un gioco astratto per due persone.
I giochi dovranno osservare i seguenti requisiti:
- astratto
- a informazione completa e perfetta
- per 2 giocatori (eventualmente anche a 2+, ma sarà comunque valutata la versione a 2)
- tempo di gioco: max 30 minuti
- fattore fortuna inesistente o quasi
Saranno inoltre apprezzati la semplicità e chiarezza delle regole, la semplicità dei componenti (tavoliere, pezzi, ecc), rapidità del gioco (tempo medio di gioco meno elevato possibile), profondità strategica.
Ed ecco il gioco che ho scritto:
Cellulae
Un gioco astratto per 2 persone, durata media 10 minuti, dagli 8 anni in su, di Federico Latini.
In questo gioco sei una cellula primordiale, capace di riprodursi nell’ambiente circostante, di trasformare le altre cellule che trova nell’ambiente e di spostarsi per insidiare le cellule nemiche, ma tutte queste cose le puoi fare seguendo delle rigide regole di spostamento e replicazione, per di più le altre cellule nemiche possono fare lo stesso minacciando la tua esistenza come specie!
Componenti
25 tessere quadrate con i lati di due diversi colori (bianco/nero)
Una griglia 5 x 5 con gli scacchi delle stesse dimensioni delle tessere.
Per una versione piu complessa e lunga del gioco si consiglia una griglia 7×7 o addirittura 9×9 ma vanno usate più pedine.
Set up iniziale
Posizionare una tessera lato bianco in uno degli angoli della griglia, posizionare una tessera lato nero nell’angolo opposto alla tessera bianca.
Scopo del gioco
Alla fine della partita avere nella griglia almeno una tessera in più dell’avversario.
Regole del gioco
A turno, cominciando dal nero, il giocatore può eseguire una di queste due mosse:
1) Replicazione: il giocatore posiziona una nuova tessera del proprio colore nel tabellone che sia nello spazio libero adiacente ad una tessera del proprio colore, in diagonale la replicazione non avviene.
2) Spostamento: il giocatore sposta una tessera diagonalmente andando ad occupare un punto libero della scacchiera, anche se il percorso tra il punto iniziale e quello finale é occupato da altre tessere.
Contaminazione
Alla fine del turno del giocatore le tessere avversarie che hanno un lato a contatto con la pedina mossa o posizionata vengono girate, si trasformano quindi in tessere proprie.
Situazioni speciali
Se un giocatore non può eseguire una delle due mosse allora deve eseguire l’altra possibile.
Se un giocatore non può eseguire nessuna delle due mosse possibili salta il turno.
Fine della partita
La partita finisce quando la griglia è piena di tutte le tessere.
Per la cronaca sono arrivato 3°
Buongioco
fede
Quorum!
Dalla tua concentrazione viene la tua realtà!
Un altra ingiustizia da mandare giu!
Caccia al fotone e’ una trasimissione che va in onda su radio citta’ fujico. A allora? E’ anche un posdcast che con facilità io scarico in automatico sul mio smartphone. Quindi?
Quindi parla di scienza come nessun’altra trasmissione in podcast sa fare in Italia, nemmeno radiotre scienza compete per varietà e livello di approfondimento. La cosa che stupisce e’ che non e’ fatta da un team di redazione pagato dalla radio, e’ fatta da una singola persona che si fa un gran culo… a gratis! Si hai capito bene: gratis.
Fabio (mister caccia al fotone) alla duecentesima puntata settimanale ha mollato, pensa quanto Fabio possa amare la scienza e il giornalismo radiofonico!
Ora io penso che di scienza in Italia ce ne sia tanto bisogno, anzi mi correggo non di scienza ma di pensiero scientifico quindi se leggendo questo post ti viene in mente qualcuno che possa dare una seconda possibilità (remunerata) a Fabio ti invito a contattarlo sul blog di caccia al fotone! Se non hai modo di aiutarlo direttamente fai come me, diffondi il verbo! Io ho questo spazietto sul web e lo uso, ma c’è facebook twitter, l’email, la rubrica del telefono via SMS.
Insomma io esigo che il mondo si adoperi per permettere a Fabio di continuare a fare giornalismo scientifico.
Ecco il blog:
http://caccialfotone.wordpress.com/2011/05/13/s06xe200-my-only-friend-the-end/
Ecco le considerazioni di Fabio:
http://danielebarbieri.wordpress.com/2011/01/18/e-colpa-mia/
Buonascienza
Fede
Ecologia del cambiamento
Io non mi occupo di sostenibilità ed ecologia, ma posso dire qualcosa su come funzionano i comportamenti umani, questo perchè mi occupo di vendite e la vendita è l’arte di far vivere bene un cambiamento. In psicologia si parla molto di ecologia, ma con un’accezione un po diversa, forse più fedele al significato del termine, si parla degli effetti ecologici di un cambiamento psicologico.
Ok prto con l’esempio altrimenti non riesco a spiegarmi: diciamo che io ho la bislacca idea che dire di no alle persone sia sempre un male, di conseguenza mi circonderò di persone che si approfittano di me, coscienti o meno. La mia vità sarà piena di cose da fare per gli altri, anche piena di fallimenti perchè spesso se non sai dire no agli altri ti incasini in promesse che finisci per non rispettare. Le persone che nel tempo mi rimarranno di fianco sono quelle che valutano poco i risultati e molto le intenzioni, ma anche persone che pensano che gratis sia meglio di qualsiasi altra caratteristica (questo passaggio è più complesso ma se ci pensate un attimo vedrete che fila).
Ricapitolando: la mia vita è impegnata, ho persone intorno che in un modo o nell’altro mi danno attenzioni e non badano ai miei fallimenti.
Immaginiamo però che io decida di rivolgermi ad una persona per imparare a dire di no, e questa persona in realtà è un genietto della lampada senza etica deontologica e senza la più pallida idea di cosa sia l’ecologia del cambiamento. Vado da lui e in uno schiocco di dita ho imparato a dire no in maniera sana e coscienziosa, ovvero dico sì quando posso portare a termine ciò che mi viene richiesto e compatibilmente alle mie esigenze e ai miei equilibri di tempo e voglia.
Torno a casa ed ad un tratto mi rendo conto che la mia agenda è troppo piena per il tempo che ho a disposizione, inoltre molte delle cose che mi sono impegnato a fare non sono alla mia portata o almeno dovrebbero essere retribuite per giustificare l’impegno. Chiamo le persone con le quali ho questi impegni e mi scuso dicendo che non posso fare ciò che mi ero impegnato a fare, dall’altro capo infuriano persone che non sono abituate a questo schema di pensiero e prendono personalmente il rifiuto che stanno ricevendo. In poche telefonate perdo quelle persone che mi giravano intorno e mi davano attenzioni, per i motivi sbagliati ma sempre attenzioni. Però ora ho tempo libero da dedicare a me, il problema è che non cel’ho mai avuto il tempo libero, cosi impegnato quale ero a rincorrere gli impegni presi, non ho quindi l’abilità di godere il mio tempo libero, finisco così a sprecare il mio tempo libero difronte ad un reality show odiando il genietto che mi ha guarito dalla patologia del non saper dir di no.
L’ecologia del cambiamento include tutti questi fattori esterni all’interno del processo di automiglioramento personale, perchè migliorare va bene ma noi siamo immersi in un ambiente sociale che deve essere in grado di abituarsi al nostro cambiamento in maniera graduale.
Il fatto è che se vogliamo far nostri tutti i comportamenti virtuosi che farebbero questo mondo un mondo migliore dobbiamo accettare di dover andare incontro a persone che se la prenderanno per il fatto che stiamo cambiando, incontreremo situazioni alle quali non siamo pronti e che ci metteranno in difficoltà.
Le domande che dovremmo porci tutte le volte che decidiamo di cambiare un comportamento o anche solo un’idea del mondo è questa: in che modo abituerò la mia sociosfera a questo cambiamento? quanto tempo do loro per abituarsi? per quanto tempo dovrò mantenere un comportamento ibrido prima di passare al nuovo comportamento?
Molto spesso gli “ecologisti” non conoscono l’ecologia del cambiamento ed è per questo che vengono additati come talebani dell’ecologia, perchè il giorno che accetti che la tua famiglia non finisce sul portone di casa ma si estende a tutta l’umanità ecco che la tua prospettiva su un sacco di cose cambia, come se un genietto avesse schioccato le dita per magia. La tua prospettiva è cambiata ma i tuoi amici non lo sanno e non lo vogliono nemmeno sapere.
Buonaecologia
Buoncambiamento
Fede
Un regalo a chi brancola nella nebbia.
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Il dubbio

Stamattina ho un dubbio… il. presidente é così stupido da dire cose al telefono che non ha mai fatto ignaro del fatto che é intercettato. O é così arrogante verso la giustizia italiana da fregarsene di accuse penali pur di raccontare la sua ultima bravata sessuale al telefono? Dai scelgo la versione del premier naive e idiota.
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Victor Von Doom
Ieri ho avuto modo di interagire con molti bambini di varie età e delle tante cose interessanti che ho carpito una in particolare mi ha impressionato molto. Victor studia inglese a scuola e stava sfogliando il suo libro pieno di fumetti con dialoghi improponibili tipo “the dog has a pencilcase in his mouth” oppure “Hello I’m katy, do you want to have a cup of tea”. Chiaramente il mio criticismo naturale è venuto subito a galla e non ho potuto trattenermi dal dirgli che nessuno parla in quella maniera e non avrà mai modo di mettere in pratica quel tipo di inglese.
Victor mi guarda con aria complice e un po’ compassionevole e mi dice: “no ma guarda che questo libro serve per prendere un voto a metà anno e a fine dell’anno”. A quel punto la mia faccia deve aver assunto un espressione molto complessa perchè Victor ha smesso di spiegare e ha cominciato a fare altro. La mia faccia doveva forse contenere un concentrato di delusione, rabbia, stupore, disperazione, violenza. Una faccia così è difficile da interpretare anche per un bambino.
Ma porca troia che cazzo di paese di merda è un paese che porta avanti un idea così limitante come quella del voto, la psicologia è piena zeppa di esperimenti che dimostrano come il voto e l’incentivo allontanino dalla responsabilità del risultato e dalla comprensione dell’obiettivo, quanto cazzo ci vuole a fare una campagna di sensibilizzazione della scuola affinchè allinei se stessa allo stato attuale delle conoscenze in ambito di motivazione, apprendimento, responsabilità? Caro insegnante delle elementari, medie, superiori: che cazzo me ne frega che sei laureato in matematica e sai darmi la definizione di e e i in 45 secondi se poi non sai un bel niente di come farti ascoltare, come incuriosire, come motivare, come appassionare una qualsiasi persona alla matematica?
Io con che faccia mando mia figlia in un istituto che ha completamente fallito con me e che non è cambiato di una virgola da quando ci sono andato io?
Detto questo potrei lasciarti con la tristezza e l’angoscia ma ti dico che c’è una speranza, e comincia da istituzioni come queste (www.theRSA.org) che si battono per un nuovo paradigma di scuola. Ci sono poi genitori come me, anzi molto meglio di me, che si battono per cambiare tutto, a partire proprio dalla struttura intrinseca dell’istituzione scuola, vedi qui.
Chiaramente questi sono ancora germogli piccolissimi in un’istituzione mastodontica e burocrazizzata, ma i paradigmi sono sempre stati rovesciati all’improvviso, mai gradualmente, ed i tempi sono maturi per una rivoluzione.
Buonascuola
fede
