Articolo a caso:
TESTO INTEGRALE DEL DISCORSO DI INSEDIAMENTO DI OBAMA

pensate se uno dei nostri parlamentari italiani pronunciasse queste parole in parlamento, sarebbe deriso credo, io  invece credo che un po di valori ogni tanto facciano bene
Buona lettura.

Il giuramento di Barack Obama, 44esimo presidente degli Stati UnitiWashington, 20 gennaio

2009 – Il testo integrale del discorso inaugurale di Barack Obama come presidente degli Stati Uniti d’America.

Rimettiamoci al lavoro insieme per ricostruire una grande America

di BARACK OBAMA

OGGI mi trovo di fronte a voi, umile per il compito che ci aspetta, grato per la fiducia che mi avete accordato, cosciente dei sacrifici compiuti dai nostri avi. Ringrazio il presidente Bush per il servizio reso alla nostra nazione, e per la generosità e la cooperazione che ha mostrato durante questa transizione.
Quarantaquattro americani hanno pronunciato il giuramento presidenziale. Queste parole sono risuonate in tempi di alte maree di prosperità e di calme acque di pace. Ma spesso il giuramento è stato pronunciato nel mezzo di nubi tempestose e di uragani violenti. In quei momenti, l’America è andata avanti non solo grazie alla bravura o alla capacità visionaria di coloro che ricoprivano gli incarichi più alti, ma grazie al fatto che Noi, il Popolo, siamo rimasti fedeli agli ideali dei nostri antenati e alle nostre carte fondamentali.
Così è stato finora. Così deve essere per questa generazione di americani.
E’ ormai ben chiaro che ci troviamo nel mezzo di una crisi. La nostra nazione è in guerra contro una rete di violenza e di odio che arriva lontano. La nostra economia si è fortemente indebolita, conseguenza della grettezza e dell’irresponsabilità di alcuni, ma anche della nostra collettiva incapacità di compiere scelte difficili e preparare la nostra nazione per una nuova era. C’è chi ha perso la casa. Sono stati cancellati posti di lavoro. Imprese sono sparite. Il nostro servizio sanitario è troppo costoso. Le nostre scuole perdono troppi giovani. E ogni giorno porta nuove prove del fatto che il modo in cui usiamo le risorse energetiche rafforza i nostri avversari e minaccia il nostro pianeta.
Questi sono gli indicatori della crisi, soggetti ad analisi statistiche e dati. Meno misurabile ma non meno profonda invece è la perdita di fiducia che attraversa la nostra terra – un timore fastidioso che il declino americano sia inevitabile e la prossima generazione debba avere aspettative più basse.
Oggi vi dico che le sfide che abbiamo di fronte sono reali. Sono serie e sono numerose. Affrontarle non sarà cosa facile né rapida. Ma America, sappilo: le affronteremo.
Oggi siamo riuniti qui perché abbiamo scelto la speranza rispetto alla paura, l’unità degli intenti rispetto al conflitto e alla discordia.
Oggi siamo qui per proclamare la fine delle recriminazioni meschine e delle false promesse, dei dogmi stanchi, che troppo a lungo hanno strangolato la nostra politica.
Siamo ancora una nazione giovane, ma – come dicono le Scritture – è arrivato il momento di mettere da parte gli infantilismi. E’ venuto il momento di riaffermare il nostro spirito tenace, di scegliere la nostra storia migliore, di portare avanti quel dono prezioso, l’idea nobile, passata di generazione in generazione: la promessa divina che tutti siamo uguali, tutti siamo liberi e tutti meritiamo una possibilità di perseguire la felicità in tutta la sua pienezza.
Nel riaffermare la grandezza della nostra nazione, ci rendiamo conto che la grandezza non è mai scontata. Bisogna guadagnarsela. Il nostro viaggio non è mai stato fatto di scorciatoie, non ci siamo mai accontentati. Non è mai stato un sentiero per incerti, per quelli che preferiscono il divertimento al lavoro, o che cercano solo i piaceri dei ricchi e la fama.
Sono stati invece coloro che hanno saputo osare, che hanno agito, coloro che hanno creato cose – alcuni celebrati, ma più spesso uomini e donne rimasti oscuri nel loro lavoro, che hanno portato avanti il lungo, accidentato cammino verso la prosperità e la libertà.
Per noi, hanno messo in valigia quel poco che possedevano e hanno attraversato gli oceani in cerca di una nuova vita.
Per noi, hanno faticato in aziende che li sfruttavano e si sono stabiliti nell’Ovest. Hanno sopportato la frusta e arato la terra dura.Per noi, hanno combattuto e sono morti, in posti come Concord e Gettysburg; in Normandia e a Khe Sahn.Questi uomini e donne hanno lottato e si sono sacrificati e hanno lavorato finché le loro mani sono diventate ruvide per permettere a noi di vivere una vita migliore. Hanno visto nell’America qualcosa di più grande che una somma delle nostre ambizioni individuali; più grande di tutte le differenze di nascita, censo o fazione.
Questo è il viaggio che continuiamo oggi. Rimaniamo la nazione più prospera, più potente della Terra. I nostri lavoratori non sono meno produttivi rispetto a quando è cominciata la crisi. Le nostre menti non sono meno inventive, i nostri beni e servizi non meno necessari di quanto lo fossero la settimana scorsa, o il mese scorso o l’anno scorso. Le nostre capacità rimangono inalterate. Ma è di certo passato il tempo dell’immobilismo, della protezione di interessi ristretti e del rinvio di decisioni spiacevoli. A partire da oggi, dobbiamo rialzarci, toglierci di dosso la polvere, e ricominciare il lavoro della ricostruzione dell’America.
Perché ovunque volgiamo lo sguardo, c’è lavoro da fare. Lo stato dell’economia richiede un’azione, forte e rapida, e noi agiremo – non solo per creare nuovi posti di lavoro, ma per gettare le nuova fondamenta della crescita.
Costruiremo le strade e i ponti, le reti elettriche e le linee digitali che alimentano i nostri commerci e ci legano gli uni agli altri. Restituiremo alla scienza il suo giusto posto e maneggeremo le meraviglie della tecnologia in modo da risollevare la qualità dell’assistenza sanitaria e abbassarne i costi.
Imbriglieremo il sole e i venti e il suolo per alimentare le nostre auto e mandare avanti le nostre fabbriche.E trasformeremo le nostre scuole, i college e le università per venire incontro alle esigenze dei tempi nuovi. Possiamo farcela. E lo faremo.
Ora, ci sono alcuni che contestano le dimensioni delle nostre ambizioni – pensando che il nostro sistema non può tollerare troppi grandi progetti. Costoro hanno corta memoria. Perché dimenticano quel che questo paese ha già fatto. Quel che uomini e donne possono ottenere quando l’immaginazione si unisce alla volontà comune, e la necessità al coraggio.
Quel che i cinici non riescono a capire è che il terreno gli è scivolato sotto i piedi. Gli argomenti politici stantii che ci hanno consumato tanto a lungo non sono più applicabili. La domanda che formuliamo oggi non è se il nostro governo sia troppo grande o troppo piccolo, ma se funzioni o meno – se aiuti le famiglie a trovare un lavoro decentemente pagato, cure accessibili, una pensione degna. Laddove la risposta sia positiva, noi intendiamo andare avanti. Dove sia negativa, metteremo fine a quelle politiche. E coloro che gestiscono i soldi della collettività saranno chiamati a risponderne, affinché spendano in modo saggio, riformino le cattive abitudini, e facciano i loro affari alla luce del sole – perché solo allora potremo restaurare la vitale fiducia tra il popolo e il suo governo.
La questione di fronte a noi non è se il mercato sia una forza del bene o del male. Il suo potere di generare benessere ed espandere la libertà è rimasto intatto. Ma la crisi ci ricorda che senza un occhio rigoroso, il mercato può andare fuori controllo e la nazione non può prosperare a lungo quando il mercato favorisce solo i già ricchi. Il successo della nostra economia è sempre dipeso non solo dalle dimensioni del nostro Pil, ma dall’ampiezza della nostra prosperità, dalla nostra capacità di estendere le opportunità per tutti coloro che abbiano volontà – non per fare beneficenza ma perché è la strada più sicura per il nostro bene comune.
Quanto alla nostra difesa comune, noi respingiamo come falsa la scelta tra sicurezza e ideali. I nostri Padri Fondatori, messi di fronte a pericoli che noi a mala pena riusciamo a immaginare, hanno stilato una carta che garantisca l’autorità della legge e i diritti dell’individuo, una carta che si è espansa con il sangue delle generazioni. Quegli ideali illuminano ancora il mondo, e noi non vi rinunceremo in nome di qualche espediente. E così, per tutti i popoli e i governi che ci guardano oggi, dalle più grandi capitali al piccolo villaggio dove è nato mio padre: sappiate che l’America è amica di ogni nazione e di ogni uomo, donna e bambino che sia alla ricerca di un futuro di pace e dignità, e che noi siamo pronti ad aprire la strada ancora una volta.
Ricordiamoci che le precedenti generazioni hanno sgominato il fascismo e il comunismo non solo con i missili e i carriarmati, ma con alleanze solide e convinzioni tenaci. Hanno capito che il nostro potere da solo non può proteggerci, né ci autorizza a fare come più ci aggrada. Al contrario, sapevano che il nostro potere cresce quanto più lo si usa con prudenza. La nostra sicurezza emana dalla giustezza della nostra causa, dalla forza del nostro esempio, dalle qualità dell’umiltà e del ritegno.
Noi siamo i custodi di questa eredità. Guidati ancora una volta dai principi, possiamo affrontare le nuove minacce che richiederanno sforzi ancora maggiori – una cooperazione e comprensione ancora maggiori tra le nazioni. Cominceremo a lasciare responsabilmente l’Iraq alla sua gente, e a forgiare una pace duramente guadagnata in Afghanistan. Con i vecchi amici e i vecchi nemici, lavoreremo senza sosta per diminuire la minaccia nucleare, e respingere lo spettro di un pianeta che si surriscalda. Non chiederemo scusa per il nostro stile di vita, né ci batteremo in sua difesa. E a coloro che cercano di raggiungere i propri obiettivi creando terrore e massacrando gli innocenti, noi diciamo adesso che il nostro spirito è più forte e non può essere infranto. Voi non ci sopravviverete, e noi vi sconfiggeremo.
Perché noi sappiamo che il nostro retaggio “a patchwork” è una forza e non una debolezza. Noi siamo una nazione di cristiani e musulmani, ebrei e induisti e non credenti. Noi siamo formati da ciascun linguaggio e cultura disegnata in ogni angolo di questa Terra; e poiché abbiamo assaggiato l’amaro sapore della Guerra civile e della segregazione razziale e siamo emersi da quell’oscuro capitolo più forti e più uniti, noi non possiamo far altro che credere che i vecchi odi prima o poi passeranno, che le linee tribali saranno presto dissolte, che se il mondo si è rimpicciolito, la nostra comune umanità dovrà riscoprire se stessa; e che l’America deve giocare il suo ruolo nel far entrare il mondo in una nuova era di pace.
Per il mondo musulmano noi indichiamo una nuova strada, basata sul reciproco interesse e sul mutuo rispetto. A quei leader in giro per il mondo che cercano di fomentare conflitti o scaricano sull’Occidente i mali delle loro società – sappiate che i vostri popoli vi giudicheranno su quello che sapete costruire, non su quello che distruggete. A quelli che arrivano al potere attraverso la corruzione e la disonestà e mettendo a tacere il dissenso, sappiate che siete dalla parte sbagliata della Storia; ma che vi tenderemo la mano se sarete pronti ad aprire il vostro pugno.
Alla gente delle nazioni povere, noi promettiamo di lavorare insieme per far fiorire le vostre campagne e per pulire i vostri corsi d’acqua; per nutrire i corpi e le menti affamate. E a quelle nazioni, come la nostra. che godono di una relativa ricchezza, noi diciamo che non si può più sopportare l’indifferenza verso chi soffre fuori dai nostri confini; né noi possiamo continuare a consumare le risorse del mondo senza considerare gli effetti. Perché il mondo è cambiato e noi dobbiamo cambiare con esso.
Se consideriamo la strada che si apre davanti a noi, noi dobbiamo ricordare con umile gratitudine quegli americani coraggiosi che, proprio in queste ore, controllano lontani deserti e montagne. Essi hanno qualcosa da dirci oggi, proprio come gli eroi caduti che giacciono ad Arlington mormorano attraverso il tempo. Noi li onoriamo non solo perché sono i guardiani della nostra libertà, ma perché essi incarnano lo spirito di servizio: una volontà di trovare significato in qualcosa più grande di loro. In questo momento – un momento che definirà una generazione – è precisamente questo lo spirito che deve abitare in tutti noi.
Per tanto che un governo possa e debba fare, alla fine è sulla fede e la determinazione del popolo americano che questa nazione si fonda. E’ la gentilezza nell’accogliere uno straniero quando gli argini si rompono, la generosità dei lavoratori che preferiscono tagliare il proprio orario di lavoro piuttosto che vedere un amico perdere il posto, che ci hanno guidato nei nostri momenti più oscuri. E’ il coraggio dei vigili del fuoco nel precipitarsi in una scala invasa dal fumo, ma anche la volontà di un genitore di nutrire il proprio figlio, che alla fine decidono del nostro destino.
Forse le nostre sfide sono nuove. Gli strumenti con cui le affrontiamo forse sono nuovi. Ma i valori da cui dipende il nostro successo – lavoro duro e onestà, coraggio e fair play, tolleranza e curiosità, lealtà e patriottismo – tutto questo è vecchio. Sono cose vere. Sono state la forza tranquilla del progresso nel corso di tutta la nostra storia. Quel che è necessario ora è un ritorno a queste verità. Quel che ci viene chiesto è una nuova era di responsabilità – il riconoscimento, da parte di ogni americano, che abbiamo un dovere verso noi stessi, la nostra nazione, il mondo, doveri che non dobbiamo accettare mugugnando ma abbracciare con gioia, fermi nella consapevolezza che non c’è nulla di più soddisfacente per lo spirito, così importante per la definizione del carattere, che darsi completamente per una causa difficile.
Questo è il prezzo e la promessa della cittadinanza.
Questa è la fonte della nostra fiducia – la consapevolezza che Dio ci ha chiamato a forgiare un destino incerto.
Questo è il significato della nostra libertà e del nostro credo – perché uomini, donne e bambini di ogni razza e di ogni fede possono unirsi nella festa in questo Mall magnifico, e perché un uomo il cui padre meno di sessanta anni fa non avrebbe neanche potuto essere servito in un ristorante ora può trovarsi di fronte a voi per pronunciare il giuramento più sacro di tutti.
Perciò diamo a questa giornata il segno della memoria, di chi siamo e di quanta strada abbiamo fatto. Nell’anno in cui l’America è nata, nel più freddo dei mesi, una piccola banda di patrioti rannicchiati intorno a falò morenti sulle rive di un fiume ghiacciato. La capitale era stata abbandonata. Il nemico avanzava. La neve era macchiata di sangue. Nel momento in cui l’esito della nostra rivoluzione era in dubbio come non mai, il padre della nostra nazione ordinò che si leggessero queste parole al popolo:
“Che si dica al futuro del mondo… che nel profondo dell’inverno, quando possono sopravvivere solo la speranza e la virtù… Che la città e la campagna, allarmate da un pericolo comune, si sono unite per affrontarlo”.
America. Di fronte ai nostri pericoli comuni, in questo inverno dei nostri stenti, ricordiamo queste parole senza tempo. Con speranza e virtù, affrontiamo con coraggio le correnti ghiacciate, e sopportiamo quel che le tempeste ci porteranno. Facciamo sì che i figli dei nostri figli dicano che quando siamo stati messi alla prova non abbiamo permesso che questo viaggio finisse, che non abbiamo voltato le spalle e non siamo caduti. E con gli occhi fissi sull’orizzonte e la grazia di Dio su di noi, abbiamo portato avanti il grande dono della libertà e l’abbiamo consegnato intatto alle generazioni future.
(LA REPUBBLICA 20 gennaio 2009)

Articolo a caso:
AAA cercasi Morte

Oggi in un bar ho ascoltato la conversazione tra una signora che avrà avuto l’età di mia madre e la barista, la signora si lamentava del fatto che non ha le domeniche libere perché deve star dietro alla madre di 95 anni che non è autosufficente, entrambe ridevano del fatto che pur avendo novantacinque anni era ancora attaccata alla vita ed avesse paura di morire. Questo mi ha fatto riflettere molto. Siamo una società che ha ripudiato la morte come se fosse un evento che non ci appartiene, abbiamo lavorato per allontanare la sua presenza dalla società, creando luoghi in cui stipare i malati terminali lontano dalla vista dei sani. Abbiamo trovato espedienti per ingannarla e rimandarla, possiamo evitare che dei feti di 6 mesi con gravi malattie muoiano naturalmente, possiamo tenere in vita persone destinate alla morte senza possibilità di recupero. Abbiamo fatto molto per allontanarci dalla morte, eppure questo non ci ha condotti alla vita, la qualità della nostra vita non è al centro dei nostri sforzi. Alla fine di tutti questi anni di vita cosa ci aspetta? Incontriamo un evento al quale non siamo stati preparati, un incantesimo ci ha tenuti distratti dalla consapevolezza di essere sul cammino che ci porta alla morte, e quando si rompe non siamo pronti. Siamo dei principianti del morire, non abbiamo accolto la morte come concetto nè come possibilità, non abbiamo la misura delle cose perché per noi la parola fine non può essere pronunciata, chiunque ha come Tabù un evento così importante della propria vita è un essere incompleto. ognuno di noi rimanda cose importanti dando per scontato il tempo che acora gli spetta da vivere, ma la morte è parte della nostra vita e solo per il fatto di essere vivi dobbiamo accettare la possibilità di morire, un consiglio quindi arriva dal cuore, dite e fate quello che fareste se sapeste di morire tra poco, se avete conti in sospeso chiudeteli perchè la vecchia signora non bussa prima di entrare.

Buonavita

fede

Articolo a caso:
Problemi ad alzarmi dal letto? Cambio fuso!

Sono un po di giorni che ho cambiato fuso orario, ho deciso di andare a letto verso le nove e di svegliarmi alle cinque. in questo modo appena torno a casa dal lavoro posso evitare di attaccarmi al computer per lavorare e dedicarmi completamente alla mia famiglia.

Tutto però è partito da un problema ben più difficile, la difficoltà che ho nell’alzarmi dal letto la mattina, quando lavoravo la sera ed andavo a dormire tardi, verso l’una le due, poi la mattina come uno zombi non avevo motivazioni forti, di urgenza, per alzarmi e quindi mi alzavo solo quando era il momento di uscire e andare all’appuntamento o a portare la bimba all’asilo. Grazie a questo comportamento saltavo due bellissimi momenti della giornata in famiglia ovvero la cena e la colazione. Con questo nuovo fuso orario cena e colazione sono salvi ed in più la mattina ho un motivo molto forte per alzarmi ovvero fare le cose di lavoro al computer. E scrivere sul blog ovviamente…

Per ora funziona ma aspettiamo di vedere cosa succede nel medio e lungo termine.

buonrisveglio

fede

Articolo a caso:
Ma chi cazzo è Federico Latini? parte seconda

ecco la prima parte della mia vita per come la ricordo:

Sono un nato in una famiglia benestante, madre insegnante ma figlia di un giudice, padre imprenditore, da molto piccolo giocavo con mio padre ad indovinare i numeri successivi di una sequenza matematica, chessò mio padre diceva una sequenza di numeri come: 1, 2, 3, 6, 7, 14, 15, ed io ci pensavo un po su e dicevo 30, 31,62, 63 perchè avevo scoperto che era la sequenza del +1, x2. Questo mi ha dato un vantaggio nei primi due anni di elementari, ero il più bravo insieme a Francesca che ancora ricordo, vantaggio che persi subito appena dovetti relazionarmi ad un nuovo insegnante che non mi faceva “giocare” con la matematica. In più con mio padre giocavo a scacchi, ci ho giocato fino all’età di 18 anni credo, ho smesso quando ho cominciato a batterlo. Le mie vittorie a scacchi su di lui furono l’esperienza che mi fece realizzare che mio padre era semplicemente un essere umano capace di sbagliare, i nostri rapporti da quei giorni migliorarono. Di mia madre non ricordo gesta che caratterizzassero il nostro rapporto, so solo che lei c’è sempre stata nel bene e nel male. Fico. Non credo di averla mai presa a modello. infatti mia madre usava dire: “sei uguale a tuo padre”, anche questo nel bene e nel male. I miei mi hanno sempre descritto come un bambino calmo e introverso: “giocavi sempre con i lego, con gli altri non è che legassi troppo”. Io mi ricordo di aver avuto sempre un ruolo di esterno nei gruppi delle elmentari, non un emarginato piuttosto uno spettatore, io ero quello con cui il capobanda non si batteva mai, nè per affermare la mia inclusione nel gruppo, nè per sconfermarla. Spesso ad una bella partita a pallone insieme preferivo i lego… aaah i lego, non i lego normali: i Lego Technic. Quel groviglio di istruzioni illustrate e pezzi infinitesimali era il mio mondo. La dura lezione che scopri con i Lego Technic è che le illustrazioni hanno sempre ragione e sei tu che non avevi capito bene ed ora hai montato tutto al contrario, ardua lezione che impari anche se provi a montare un prodotto ikea. E poi nella mia infanzia c’è Ale e Rodo! i miei cugini, il primo biondo con gli occhi azzurri, spesso scambiato per mio fratello minore anche se somaticamente siamo diversissimi. Rodolfo, il vero fratello di Alessandro, moro con gli occhi scuri, con lui differisco di età di tre mesi. Sono stati la mia squadra per tutta l’età bambina fino agli esodri dell’adolescenza. Qui le cose si sono un po complicate…

Articolo a caso:
vediamo le cose per ciò che siamo

Questo è un perodo strano, in cui mi ritrovo spesso ad esprimere un semplice concetto che però io reputo una verità quasi assoluta: il mondo è come noi lo percepiamo.

Ognuno di noi ha un vissuto alle spalle più o meno ricco, tutte le nostre esperienze maturate da quando siamo nati ad ora hanno contribuito a creare in noi un’automazione efficentissima che è la nostra percezione, naturalmente scremiamo informazioni, le interpretiamo associandole a dei significati, operiamo generalizzazioni utilissime per riuscire a prendere decisioni velocemente pur avendo miliardi di informazioni che ci arrivano da 5 canali diversi contemporaneamente.

Il fatto è che ognuno di noi ha un proprio modo di collegare, generalizzare e iterpretare il dato sensoriale, questo vuol dire che pur essendo il mondo la fuori uguale per tutti, in realtà esiste un mondo per ognuno che lo percepisce. Ed allora ecco che si spiega come soggetti immersi nella stessa realtà possano vivere in maniera completamente diversa il mondo che li circonda. Pensiamo a come reagiscono le persone al successo improvviso, chi lo cavalca come fosse nato per farlo e chi si fa travolgere dall’onda ed affoga nelle dipendenze e nella depressione.

Ed è per questo che io credo che sia possibile vivere felici in questo mondo, perchè la felicità, o la depressione, sono il risultato del nostro modo di collegare, generalizzare, selezionare gli imput che arrivano da là fuori. Tutto sta a sperimentare e capire cosa ci fa stare da dio e cosa invece ci butta giù.

il discorso sarebbe più lungo e articolato, magari lo riprendo in futuro.

buonapercezione

fede

Le regolette delle primarie del pd

I vecchi del pd hanno cambiato le regole delle primarie per evitare di essere scalzati dal nuovo (se poi renzi è il nuovo…) usando la pubblicazione accessibile online come leva per evitare che alcune fette di popolazione vadano a votare, voto che poi costa 5 euro (pezzenti).
Ora questo cosa mi dice:
A)  questi non temono di fare leggi per tenersi la poltrona, tanta é la loro sfacciataggine
B) questi conoscono bene il potere della rete, è per questo che si guardano bene dal pubblicare on line le loro attività quotidiane
C) che sta gente se non vince renzi prende una legnata alle elezioni che il pd esplode.

Che ne dite?

RetroBots

un gioco da 3 a 7 giocatori, dai 10 anni in su, di Federico Latini

Componenti

  • 8 mazzi, composti da 6 carte discarica ed una carta assemblare (carte AZIONE)
  • 20 cartine colorate per ognuno dei 5 colori: giallo, rosso, verde, blu, nero (carte RISORSA)
  • 14 cartine speciali (carte RISORSA)
  • 20 tasselli energia per ognuno dei tagli: da 1, da 2, da 5
  • 7 schermi nascondi energie del giocatore, con una scheda riassuntiva del turno

Set Up

Il set up si divide tra quello che va messo in tavola e quello che ogni giocatore ottiene

In tavola:

  • disponi in tavola le carte AZIONE del mazzo bianco che vanno da uno al numero dei giocatori
  • tutte le cartine RISORSA, tranne le NERE e le SPECIALI, sono mescolate e poste sul tavolo
  • Ogni carta AZIONE DISCARICA in tavola riceve sopra di essa 2 cartine RISORSA estratte dal mazzo

Ogni giocatore riceve:

  • un mazzo di carte AZIONE del proprio colore, quindi rimuove dal gioco le carte che non sono presenti a tavola
  • uno schermo nascondi energie del proprio colore
  • 2 cartine RISORSA colorate che pone in mostra di fronte al suo schermo
  • 6 energie

Infine, tutte le cartine RISORSA NERE e le cartine RISORSA SPECIALE si mescolano con il mazzo delle carte colorate.

 Svolgimento del gioco

Tutti i giocatori segretamente selezionano una carta AZIONE dalla mano che pongono coperta sul tavolo, inseriscono segretamente sotto la carta una puntata da 0 a tutte le loro energie, quindi si rivelano le carte e le energie sotto di esse nascoste e si possono avere i seguenti effetti:

  • chiunque abbia giocato la carta numero 1, ovvero la carta AZIONE CONVERTIRE, ne esegue l’effetto. (VEDI SOTTO)
  • chi ha giocato una carta AZIONE DISCARICA  non giocata da altri paga la sua puntata e prende tutto il contenuto della discarica,  mettendole difronte al proprio schermo in modo che tutti possano vederlo.
  • chi ha giocato una carta AZIONE DISCARICA che anche altri hanno giocato si confronta con loro, chi tra questi giocatori ha la puntata unica più alta paga la sua puntata e accede alla discarica prendendo tutto il suo contenuto e mettendolo difronte al proprio schermo in modo che tutti possano vederlo. Per puntata unica si intende una puntata di un valore che nessun altro ha giocato. Se nessuno ha una puntata unica più alta nessuno accede alla discarica contesa.

Effetto della carta AZIONE CONVERTIRE

Quando si accede alla carta AZIONE CONVERTIRE (la numero 1) si scartano tutte cartine RISORSA accumulate (le quali vanno fuori dal gioco) e si ottengono energie pari alla migliore conversione possibile, le conversioni possono essere:

  1. 1 cartina per 1 energia
  2. 2 cartine di colore diverso per 3 energie
  3. 3 cartine di colore diverso per 6 energie
  4. 4 cartine di colore diverso per 10 energie

Set up di fine turno

Alla fine di ogni turno si eseguono queste azioni:
  • si aggiunge una cartina risorsa ad ogni discarica vuota, quindi si aggiunge una cartina risorsa ad ogni discarica. se in questo modo si estraggono carte RISORSA NERA queste vengono immediatamente messe sopra la carta AZIONE CONVERTIRE.
  • i giocatori possono scartare cartine RISORSA SPECIALE per ottenere degli effetti
  • le carte AZIONE giocate dai giocatori tornano nelle loro mani
I turni si susseguono in questo modo finché non si verificano le condizioni di fine partita descritte quassotto

le cartine risorsa NERE e la fine della partita

Quando si estrae dal mazzo risorse una cartina nera invece che aggiungerlo alla discarica la si mette nella carta conversione in modo che si accumuli su di essa, appena la carta conversione ha un numero di cartine RISORSA NERA su di essa pari al numero dei giocatori la prima opzione di conversione è eliminata, cioè non è più disponibile, allo stesso modo viene eliminata la seconda opzione di conversione, ovvero quando la carta convertire viene riempita con un numero cartine RISORSA NERA pari al doppio del numero dei giocatori. Al raggiungimento di un numero di cartine risorsa nere pari a 3 volte il numero dei giocatori la terza opzione di conversione è eliminata e la partita termina. Alla fine della partita i giocatori convertono le loro cartine RISORSA al meglio, chi ha numero unico più alto di energie vince.

Dice Pie

picture taken by Diacritica

A game for 2 players, from age 8 and up, of an average 10 minutes lenght, by Federico Latini

Content

  • a bag full of dice, 6 red, 6 green, 6 black, 6 blue, 6 white, 6 yellow
  • a deck of 6 cards that represent the colors of the dice in the bag

Set up

Every player picks randomly 1 of the 6 cards and keep it secret, this card will tell wich color is lucky for the player and will give him/her a bonus at the end of the game.

Game play

The first player (aka The Splitter) draws 6 dice and roll’em, then he splits the dice into 2 groups respecting the only rules that dice of the same color MUST belong to the same group. The opponent (aka the Picker) pick one group of dice, adds them to his/her pool and adds the other dice group to the Splitter’s pool. At the end of the turn the Picker must discard a die from his/her pool, then The Splitter must do the same, the player that discarded the least valuable die is the new Splitter (in case of equal values roles exchange). The game goes on likewise until sixth turns are played.

Final Score

At the end of the game players reveal their lucky card, they sum up the values of the dice in their pool, adding 6 to their sum for every lucky die they have. the player with the most valuable pool is the winner. Hurray!

Rasende Roboter

Anni fa Alex Randolf sviluppò un gioco molto particolare a metà tra un puzzle e un gioco da tavolo, il suo nome è Rasende Roboter ovvero robot rimbalzanti, chiunque lo conosce sa che è un gioco che crea forte dipendenza.

Qui in zona sono conosciuto come uno dei migliori giocatori, di conseguenza mi sono molto stupito quando sono entrato a contatto con un gruppo di giocatori assidui di Chieti/Pescara che mi hanno stracciato su tutta la linea, incredibilmente forti!

Per rispondere a questo smacco ho creato un programmino capace di farmi allenare da solo senza dovermi portare dietro il gioco ovunque, chiaramente questo programma non ha la velleità di sostituirsi al gioco ma di dare agli appassionati una possibilità di tenersi in forma.

Ecco il link al programma:

http://dl.dropbox.com/u/19644556/Game.exe

chiaramente essendo un eseguiblile sconosciuto a tutti gli antivirus potrebbero avvisarvi che non c’è da fidarsi, fidatevi invece è virus free!

se poi la casa produttrice che detiene i diritti del gioco si sentisse in alcun modo lesa da questa mia produzione è pregata di contattarmi, pararsi il culo è sempre cosa buona e giusta… ;-)

buon allenamento

Fede

pokeDe

Poket Deduction Game for Liars

by Federico Latini, age 8 and up, 10 minutes gameplay

Components

6 identities cards:

  • Red Ace
  • Black 2
  • Black Ace
  • Red 2
  • Black 7
  • Red 7
  • Red 6
  • Black 6

 

Set up

Every player get an identity card face down, they aren’t allowed to peek at it. Any left unassigned identities are put aside at the center of the table.

Gameplay

The game goes on in turns and rounds, player after player in clockwise order, every time all player has played an equal amount of turn a round is over and a card from the center of the table is revealed.

In its turn the player must choose another player, that chosen player must peek at the turn’s player identity card.

The turn player now ask one of these 3 question:

  • Is the card High or Low?
  • Is the card Red or Black?
  • Is the card Odd or Even?

The opponent must answer, but can lie or be truthful.

The turn player can now do 3 things:

  • Pass the turn to the player on the left side
  • Accuse the opponent player of lying
  • Declare what identity card he think he owns

if he Accuse or Declare he shows his card and if he is right he wins, otherwise he is eliminated.

End of the game and winner

The game ends when someone wins during a round or if everyone but one player is eliminated, that player is the winner.

 

 

I miei 50 centesimi sul Boardgame Design

Sono solo pochi mesi che ho cominciato ad interessarmi di boardgame design e a formulare giochi con un successo direi ancora mediocre, eppure ho avuto modo di fare delle riflessioni che si traducono in alcuni punti.
Cosa non fare! Ovvero il tempo perso cercando di costruire un edificio dal tetto.

  • Non scrivere il regolamento
  • Non spendere tempo e denaro in un prototipo bello da vedere
  • Non andare nei dettagli del gioco prima di playtestare

Queste tre azioni sono solo una gran perdita di tempo se prima non playtesti la meccanica base del gioco, la cosa può sembrare ovvia ma non lo è.
Io sono partito con in mente un gioco e tutto filava liscio nella mia testa, mi sono convinto che le regole andassero bene e le ho scritte. Dopo la fatica fatta per scrivere buone regole volevo subito vedere il gioco realizzato e sono passato al prototipo. Solo dopo aver lavorato sul prototipo ho fatto provare il mio gioco splendido-splendente ad un mio amico per scoprire che metà dei soldi e del tempo investiti in prototipo e regole andavano buttati! Quindi? Quindi la cosa migliore che ho deciso di fare é schiarirmi le idee.

Questione di obiettivi
“Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare.”
Cercando di capire dove stavo navigando nel mio game designing mi sono chiesto quale fosse lo scopo di un gioco, qualsiasi gioco, e quale fosse di conseguenza lo scopo di chi ne disegna uno, sono arrivato a queste conclusioni, semplici e banali:
1. lo scopo ultimo di un gioco è divertire, dare piacere
2. ogni game designer ha lo scopo di far giocare i propri giochi
Idee opinabili ma utili a quello che sto per scrivere.

Target
Se lo scopo di un gioco è divertirsi il gioco deve essere divertente, ma divertente per chi? Definire con precisione il bersaglio di potenziali giocatori mi ha aiutato molto in quei momenti cruciali nei quali ho fatto scelte di campo come accogliere o meno una nuova meccanica all’interno del gioco o in che proporzione lasciare al caso certe dinamiche.

La miscela delle meccaniche
Una volta definita la nicchia di riferimento ho cercato la miscela delle meccaniche che fosse la vera anima del gioco. Ma in che modo mi dirigo verso una meccanica o una miscela di meccaniche?
La domanda che mi aiuta a trovare la miscela giusta è: cosa voglio che il giocatore provi? Possibili risposte sono infinite, tipo: Brain burning, Urgenza, Rischio, Controllo, Aggressività, Senso di completezza, Affiatamento e tante tante altre esperienze che il giocatore può vivere giocando, mi è bastato attingere alla mia personale seppur limitata esperienza di gioco per avere un carnet più che ampio. Una volta trovata la miscela di meccaniche che penso sia adatta per evocare le sensazioni che ho scelto passo alla parte pratica delle scelte delle meccaniche. Ma finché rimango nella teoria tutto funziona alla perfezione, quando passo alla pratica non funziona niente! Il motivo per cui ho scelto di non essere fedele ad una meccanica ma alla sensazione che il giocatore prova è perché questo mi consente di svincolarmi dalle meccaniche iniziali che non funzionano e adottare delle altre, anche suggerite da altri, senza sentire di star tradendo l’essenza del progetto.

Capire cosa sto descrivendo
Il mio passo successivo naturale è la fase di identificazione del tema, cioè mi chiedo: in quale tema questa miscela di meccaniche é più calzante? Il tema una volta scelto diventa una guida per me nella definizione dei dettagli delle meccaniche, o dell’introduzione di meccaniche complementari.

Fattore FUA
FUA é semplicemente l’acronimo di Facciamone Un Altra, il fattore FUA si trova in quei giochi dove finita la partita ne faresti subito un’altra, é testabile semplicemente se alla fine di un playtest il tuo gruppo ne vuole fare subito un altro.
Io mi sono imposto una semplice regoletta, se il gioco che ho sviluppato non ha il fattore Fua sto tradendo il mio scopo come game designer ovvero far giocare il più possibile il mio gioco, faccio un passo indietro e imbocco un’altra direzione di sviluppo. Un modo sicuro e relativamente semplice per mettere dosi di FUA nel gioco é assicurarsi di avere tanti modi per arrivare alla vittoria, ma c’è un rovescio ella medaglia: se da una parte tanti modi per vincere mi aiutano nel Fua dall’altra l’esperienza (limitata ma lucida) mi dice che poi sarò costretto ad una attenta analisi del bilanciamento del gioco. La cosa peggiore sarebbe non accorgermi che dei tanti modi per arrivare alla vittoria ce ne é uno più sicuro e veloce degli altri! Questo renderebbe il mio gioco un fuoco di paglia!

Fattore GEBE in aiuto al FUA
La frustrazione mi dispiace ammetterlo é un enorme alimentatore del FUA. Se la partita finisce dopo mezz’ora che un giocatore domina incontrastato il gioco c’è qualcosa che non va, gli altri giocatori al pensiero di rigiocare, per quanto sia stata eccitante la prima ora di gioco, ricorderanno solo quell’ultima mezzora di noia mortale. Se invece il giocatore di turno sta per diventare il mega-ricco, sburan, dreg, “vènz in cosa mè” (vinco tutto io) ed il giocatore di fianco gli chiude in faccia la partita giocando di velocità allora il FUA scatta in automatico! Da qui nasce GEBE (Game Ends Before Expected) ovvero il gioco che finisce proprio quando stavi per avere una situazione stabile, questo senso di incompletezza genera fortemente un fattore FUA

Play test
Tutto quello che ho raccontato fin ora da per scontato una cosa che è essenziale per la riuscita dello sviluppo di un gioco: il playtest.
Il playtest in realtà non è una fase del processo creativo, é semplicemente immanente nel processo creativo. Il playtest sta al game design come i numeri stanno alla matematica, é vero che esiste la matematica senza numeri ma è solo quando i numeri ti danno ragione che la tua teoria matematica acquista un senso! Ok l’esempio fa schifo ma é per dire che il playtest é la moneta corrente del game designer. Più lo fai e meglio é. Anche prima lo cominci a fare e meglio è. Se il playtest é così importante i playtester sono importantissimi, per la riuscita di un buon gioco è essenziale la costruzione di un gruppo di persone che vogliano giocare, divertirsi, collaborare. Bene dove li trovo? In realtà non credo che esistano persone così a priori, ma esistono gli amici e conoscenti i quali saranno collaborativi, pazienti, costruttivi se sapró creare il giusto clima per loro. Qual’é questo clima? In generale un clima di ascolto e rispetto delle loro idee, che spesso sono buonissime e ti pongono difronte al tuo gioco in una prospettiva diversa! I playtester sono oro per un game designer, la nascita di un buon gioco è la conseguenza della cura di un gruppo di playtester di alto livello.

Conclusioni
Per finire ti lascio con una provocazione: se mi immagino il mio futuro ideale vedo un gioco, il mio gioco, si proprio il mio, quello dove c’è scritto il mio nome sopra e che sono riuscito a pubblicare, quello che ha venduto più tutti e che mi ha reso famoso, ecco in realtà quel gioco non è mio!
Vabbè un po’ mio é, ma meno di quel che penso, soprattutto se ha avuto successo. Sì perché un gioco ha successo non solo se é divertente ma anche se risponde o anticipa lo spirito del momento, é il gioco giusto al momento giusto, per dirla alla Zoolander: “hansel, va un casino quest’anno, hansel!”. È la scena dei giocatori a fare del tuo gioco un successo accogliendo il tema e la miscela di meccaniche che lo compone. Vale quindi la pena spendere le ultime parole per darmi un consiglio: federico impara ad una annusare l’aria per sentire quale sarà il gioco di domani, gioca moltissimo a tutti i giochi possibili e di tieniti in contatto con gli altri designer per vivere lo spirito del gioco del tuo tempo!
Buon design a tutti.

da giocatore ad inventore!

é un po di tempo che mi sto appassionando ai giochi da tavolo così ho partecipato ad un concorso per inventori di giochi, ecco le regole del concorso:

in occasione del festival “Tutto è Numero” di Caldé (28-31 luglio 2011), è bandito un cimento per la creazione di un gioco astratto per due persone.
I giochi dovranno osservare i seguenti requisiti:

  • astratto
  • a informazione completa e perfetta
  • per 2 giocatori (eventualmente anche a 2+, ma sarà comunque valutata la versione a 2)
  • tempo di gioco: max 30 minuti
  • fattore fortuna inesistente o quasi

Saranno inoltre apprezzati la semplicità e chiarezza delle regole, la semplicità dei componenti (tavoliere, pezzi, ecc), rapidità del gioco (tempo medio di gioco meno elevato possibile), profondità strategica.

Ed ecco il gioco che ho scritto:

Cellulae

Un gioco astratto per 2 persone, durata media 10 minuti, dagli 8 anni in su, di Federico Latini.
In questo gioco sei una cellula primordiale, capace di riprodursi nell’ambiente circostante, di trasformare le altre cellule che trova nell’ambiente e di spostarsi per insidiare le cellule nemiche, ma tutte queste cose le puoi fare seguendo delle rigide regole di spostamento e replicazione, per di più le altre cellule nemiche possono fare lo stesso minacciando la tua esistenza come specie!

Componenti
25 tessere quadrate con i lati di due diversi colori (bianco/nero)
Una griglia 5 x 5 con gli scacchi delle stesse dimensioni delle tessere.
Per una versione piu complessa e lunga del gioco si consiglia una griglia 7×7 o addirittura 9×9 ma vanno usate più pedine.

Set up iniziale
Posizionare una tessera lato bianco in uno degli angoli della griglia, posizionare una tessera lato nero nell’angolo opposto alla tessera bianca.

Scopo del gioco
Alla fine della partita avere nella griglia almeno una tessera in più dell’avversario.

Regole del gioco
A turno, cominciando dal nero, il giocatore può eseguire una di queste due mosse:
1) Replicazione: il giocatore posiziona una nuova tessera del proprio colore nel tabellone che sia nello spazio libero adiacente ad una tessera del proprio colore, in diagonale la replicazione non avviene.
2) Spostamento: il giocatore sposta una tessera diagonalmente andando ad occupare un punto libero della scacchiera, anche se il percorso tra il punto iniziale e quello finale é occupato da altre tessere.

Contaminazione
Alla fine del turno del giocatore le tessere avversarie che hanno un lato a contatto con la pedina mossa o posizionata vengono girate, si trasformano quindi in tessere proprie.

Situazioni speciali
Se un giocatore non può eseguire una delle due mosse allora deve eseguire l’altra possibile.
Se un giocatore non può eseguire nessuna delle due mosse possibili salta il turno.

Fine della partita
La partita finisce quando la griglia è piena di tutte le tessere.

Per la cronaca sono arrivato 3°

Buongioco
fede

Un altra ingiustizia da mandare giu!

Caccia al fotone e’ una trasimissione che va in onda su radio citta’ fujico. A allora? E’ anche un posdcast che con facilità io scarico in automatico sul mio smartphone. Quindi?
Quindi parla di scienza come nessun’altra trasmissione in podcast sa fare in Italia, nemmeno radiotre scienza compete per varietà e livello di approfondimento. La cosa che stupisce e’ che non e’ fatta da un team di redazione pagato dalla radio, e’ fatta da una singola persona che si fa un gran culo… a gratis! Si hai capito bene: gratis.
Fabio (mister caccia al fotone) alla duecentesima puntata settimanale ha mollato, pensa quanto Fabio possa amare la scienza e il giornalismo radiofonico!
Ora io penso che di scienza in Italia ce ne sia tanto bisogno, anzi mi correggo non di scienza ma di pensiero scientifico quindi se leggendo questo post ti viene in mente qualcuno che possa dare una seconda possibilità (remunerata) a Fabio ti invito a contattarlo sul blog di caccia al fotone! Se non hai modo di aiutarlo direttamente fai come me, diffondi il verbo! Io ho questo spazietto sul web e lo uso, ma c’è facebook twitter, l’email, la rubrica del telefono via SMS.
Insomma io esigo che il mondo si adoperi per permettere a Fabio di continuare a fare giornalismo scientifico.
Ecco il blog:
http://caccialfotone.wordpress.com/2011/05/13/s06xe200-my-only-friend-the-end/

Ecco le considerazioni di Fabio:
http://danielebarbieri.wordpress.com/2011/01/18/e-colpa-mia/

Buonascienza
Fede